Sebbene la “fiaba” e la “favola” vengano spesso usate come se fossero la stessa cosa, in realtà sono due generi letterari diversi, ognuno con le proprie caratteristiche.
Conoscere le differenze è fondamentale per apprezzare appieno la ricchezza e la specificità di queste forme narrative.
Che cos’è la favola? Definizione e caratteristiche
La favola prende il nome dal latino fabula, che significa “racconto”.
Si tratta di una storia breve (in prosa o in versi) dove i protagonisti sono soprattutto animali, ma a volte anche oggetti o personaggi umani molto generici.
L’obiettivo principale della favola è dare un insegnamento, trasmettere una lezione di vita o un commento su un problema. Inizialmente le favole erano pensate per adulti, non per bambini.
Questo insegnamento è quasi sempre detto esplicitamente alla fine e si chiama morale.
La struttura della favola
La favola, per sua natura, adotta una struttura essenziale e rigorosa, suddivisa nei seguenti momenti chiave:
- Situazione iniziale o antefatto: Si introducono i protagonisti e il contesto, stabilendo l’equilibrio da cui prende avvio la narrazione.
- Svolgimento: Avviene l’azione centrale (un evento, un conflitto o un dialogo) che espone un difetto, un vizio o una virtù dei personaggi.
- Risoluzione o conclusione: L’azione si conclude, tipicamente mostrando il trionfo di un comportamento positivo e la punizione o il fallimento di quello negativo.
- Morale: La conclusione didattica, contenente la lezione etica, sociale o politica, è quasi sempre presentata alla fine del testo.
Esempio di favola
Un esempio perfetto di favola è senza dubbio “La cicala e la formica” di Esopo.
Qual è la morale di questa favola?
La trama ha due protagonisti: la formica, che simboleggia l’impegno, il lavoro e la capacità di pensare al futuro, la quale passa l’estate a mettere da parte il cibo per l’inverno;
e la cicala, simbolo di spensieratezza e superficialità, che pensa solo a cantare e divertirsi, ignorando l’arrivo del freddo.
Il momento cruciale del racconto è l’arrivo dell’inverno.
La formica, grazie al suo lavoro, è al sicuro, al caldo e ha di che mangiare.
La cicala, al contrario, soffre la fame e il freddo ed è costretta a chiedere aiuto alla formica.
Il rifiuto (“Se d’estate hai cantato, ora balla“), che a volte è molto duro, non è cattiveria, ma il modo per farci capire la morale principale.
La morale di questa favola è un messaggio chiaro per tutti: è fondamentale essere previdenti e lavorare con costanza.
Ci insegna che chi si impegna nei momenti facili avrà la sua ricompensa quando arriveranno le difficoltà, mentre la pigrizia e la mancanza di organizzazione portano inevitabilmente a soffrire o ad aver bisogno.
Che cos’è la fiaba? Definizione e caratteristiche
La fiaba è un racconto di origine antica che fa parte della tradizione orale di raccontare storie che venivano tramandate da generazione in generazione. Al contrario della favola, la fiaba non contiene messaggi morali bensì elementi magici e si concentra più sulla narrazione.
Tra le fiabe più famose troviamo quelle dei Fratelli Grimm che nel 1812, dopo aver trascorso anni a raccogliere e documentare queste storie viaggiando per la Germania, hanno deciso di scriverle nero su bianco per preservare questo patrimonio culturale di grande valore. Ancora oggi raccontiamo queste fiabe ai nostri bambini.
Molte versioni che troviamo oggi, purtroppo, sono state distorte, semplificate o edulcorate e non contengono più il valore della fiaba originale. Per questo è importante leggere (o recitare) ai nostri bambini i testi integrali.
La struttura delle fiabe: Come sono composte?
La struttura di una fiaba si basa su quattro fasi principali:
- La situazione iniziale: Qui, viene presentato l’equilibrio iniziale con i personaggi, il luogo e il tempo della storia
- La complicazione: Un evento che rompe l’equilibrio iniziale, innescando l’azione narrativa.
- Lo svolgimento: Il protagonista affronta una serie di prove ed eventi che lo portano ad agire. Questi possono includere il viaggio, la lotta contro l’antagonista e l’incontro con personaggi aiutanti.
- Il finale: La vicenda giunge al termine, solitamente con un lieto fine. L’eroe sconfigge l’antagonista, raggiunge il suo scopo e l’equilibrio viene ristabilito, spesso con una formula come “e vissero felici e contenti”.
L’interpretazione delle fiabe di Rudolf Steiner
Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofia, considerava la fiaba l’elemento cardine della formazione dell’uomo.
Secondo lui, nelle fiabe, l’uomo (e quindi ogni lettore) viene rappresentato in tutte le sue parti.
Il re rappresenta l’immagine di noi maturi, regali, l’ideale a cui aspirare.
Il principe, invece, deve ancora superare molte prove per guadagnarsi il posto del re, combatte il drago, cioè il proprio Io che si afferma e porta all’evoluzione dell’individuo.
La principessa è la nostra anima pura, sensibile, sempre in pericolo e minacciata dalla parte più oscura rappresentata con la figura della strega o del lupo/drago.
Le fate che regalano soluzioni e consigli saggi rappresentano la nostra coscienza, il nostro intuito che ci viene in aiuto per affrontare la vita con coraggio e avere uno strumento in più per risolvere i problemi con astuzia e speranza, affinché possiamo uscirne vittoriosi e “vivere per sempre felici e contenti.”
Quando iniziare a raccontare le fiabe ai bambini?
A partire dai 3/4 anni, facendo attenzione a scegliere fiabe che descrivono un destino semplice. Alcuni esempi: Cappuccetto rosso, Rosaspina, Biancaneve, I sette capretti, La pappa dolce, La rapa gigante, Riccioli d’oro e i tre orsi, L’omino di pan di zenzero, I tre porcellini, Masha e Orso (sì, è una fiaba antica russa anche se il cartone animato è più famoso adesso), Il brutto anatroccolo, I cigni selvatici.
Dopo i 5 anni aggiungiamo le fiabe un po’ più complesse dove troviamo la lotta tra il bene e il male per il dominio dell’animo umano. È molto importante fare attenzione all’età dei bambini nella scelta della fiaba per assicurarci che siano in grado di seguire l’intreccio del racconto. A questa età possiamo leggere: La pioggia di stelle, I musicanti di Brema, Il principe ranocchio, Hansel e Gretel, Pollicino, La bella Caterinella e Pim Pum Fracassino.
Dopo i 6 anni iniziamo a raccontare di personaggi con un’esperienza personale di sofferenza perché anche i bimbi di questa età iniziano a distaccarsi dalla prima parte dolce dell’infanzia, iniziano a perdere i denti, si preparano per il percorso scolastico, quindi sono consigliate fiabe come: Cenerentola, Raperonzolo, I tre uccellini, Fratellino e Sorellina.
Dopo i 7 anni i bambini entrano in una fase di trasformazione, lo sviluppo degli organi si completa, spuntano i denti definitivi e si intravede il bisogno di una persona di riferimento, un modello morale e spirituale, un eroe da seguire quindi si iniziano a proporre leggende e miti che ci vengono in aiuto per gestire il temperamento del bambino che diventerà più selettivo nell’affidarsi e lasciarsi guidare con fiducia.
Alcune fiabe adatte a questa età sono: Il rugginoso, Il leprotto marino, La vecchia nel bosco, Il Re di Macchia, Il principe senza paura, Dognipelo.
L’età è sempre soggettiva e solo il genitore che vive il bambino tutti i giorni, dopo aver prima letto e studiato le fiabe potrà decidere quale scegliere per quel momento della loro vita.
Un’altra indicazione è raccontare la stessa fiaba per una settimana, soprattutto ai bambini più piccoli, per dare il tempo al bambino/a di comprenderla e farla sua. E riguardo al momento della giornata, meglio raccontarle la sera poiché hanno un ambientazione ed un approccio sognante.
Come raccontare le fiabe ai bambini?
Nella pedagogia steineriana viene consigliato di non leggere ma studiarsi i testi delle fiabe prima, per poi raccontarle ai bambini senza l’aiuto delle immagini. Così facendo evitiamo di limitare la loro immaginazione, via libera al crearsi le proprie immagini nella testa riguardo alla brutta strega e al lupo cattivo che non faranno troppa paura perché sono frutto della loro immaginazione, quindi una figura che possono controllare rispetto ad un’immagine proposta da un illustratore.
Facciamo attenzione anche al tono della voce narrante sempre per evitare di spaventarli, raccontiamo con animo tranquillo, senza drammatizzare o interpretare con differenti timbri di voce o atmosfere di paura la lotta con il drago o l’incontro con la strega così il bambino/la bambina può vivere dentro di sé la propria personale esperienza del male, ciò che lui può sopportare o immaginare e sarà solo una prova da superare sulla strada per il bene.
Torna la fiaba
Fiabe per bambini lette da Daniela
Torna la fiaba è un progetto del Family Book Club in cui Daniela racconta una fiaba in video.
Non si tratta di una semplice lettura, ma di un vero e proprio appuntamento mensile in cui Daniela accompagna i vostri bambini in un viaggio senza tempo.
Oltre il racconto, offriamo una guida ricca e strutturata per estendere la magia del racconto nella quotidianità familiare:
- Attività educative: Suggerimenti concreti e stimolanti per approfondire i temi della storia, incoraggiando la riflessione e la discussione tra genitori e figli.
- Idee di gioco libero: Spunti creativi per trasformare gli elementi della fiaba in occasioni di gioco spontaneo e non strutturato, fondamentale per lo sviluppo cognitivo ed emotivo.
- Approfondimenti: Contenuti extra dedicati agli adulti, per comprendere il valore pedagogico e psicologico della fiaba scelta.
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Buona visione e buona scoperta!



