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Ansia da separazione e scuola: come accompagnare i bambini nel distacco

2 settembre 2026

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In breve: Come aiutare un bambino che fa fatica a separarsi da mamma e papà all’inizio della scuola? Con la psicologa e psicoterapeuta Elvira Ripamonti parliamo di ansia da separazione, pianto, ambientamento e piccoli segnali da osservare per accompagnare il distacco rispettando i tempi di ogni bambino. Nel Family Book Club trovi l’incontro completo e tutti i libri consigliati.

L’inizio del nido o della scuola dell’infanzia porta con sé tante emozioni, per i bambini e per i genitori: entusiasmo e curiosità, ma anche paura del distacco, pianti e dubbi su come comportarsi.

Ne abbiamo parlato al Family Book Club con Elvira Ripamonti, psicologa e psicoterapeuta, in un incontro dedicato all’ansia da separazione nei bambini e alle prime settimane di scuola.

Non inserimento, ma ambientamento

Elvira propone di parlare di ambientamento invece che di inserimento.

L’ambientamento è un processo reciproco che coinvolge bambino, famiglia e scuola, chiamati a trovare gradualmente un nuovo equilibrio. Non esiste però un tempo uguale per tutti: alcuni bambini mostrano difficoltà dopo qualche giorno, altri piangono fin dall’inizio, altri ancora hanno bisogno di più tempo.

Il pianto non significa che qualcosa sta andando male

Un buon ambientamento non significa necessariamente che il bambino non pianga mai al momento del distacco.

È più utile osservare cosa succede dopo: riesce ad accettare la consolazione dell’educatrice? Dopo il pianto compaiono curiosità e gioco? Il livello di allarme diminuisce durante la mattinata? A casa riesce progressivamente a ritrovare il proprio equilibrio?

Stanchezza, irritabilità e qualche temporanea regressione possono essere normali durante un cambiamento. L’obiettivo non è eliminare ogni emozione difficile, ma aiutare il bambino ad attraversarla insieme ad adulti affidabili.

L’ansia da separazione è fisiologica

L’ansia da separazione fa parte dello sviluppo e nasce dal bisogno di mantenere la vicinanza con le proprie figure di riferimento. Può intensificarsi nei momenti di cambiamento, come l’inizio della scuola.

Il pianto davanti al cancello, quindi, non indica automaticamente un problema. Per capire se è necessario un approfondimento bisogna osservare intensità, durata, situazioni in cui compare e interferenza con la vita quotidiana.

In caso di dubbi è importante rivolgersi a un professionista, senza confrontare continuamente il proprio bambino con gli altri.

Ogni bambino ha la propria finestra di tolleranza

Nuovi spazi, persone e routine possono essere impegnativi, soprattutto per i più piccoli, che hanno ancora bisogno della coregolazione dell’adulto.

La cosiddetta finestra di tolleranza indica la zona in cui il bambino può provare un po’ di stress senza esserne sopraffatto. Pianto inconsolabile, forte agitazione, aggressività, fuga o somatizzazioni possono indicare la necessità di rallentare.

Anche un bambino molto immobile, ritirato e apparentemente “bravissimo” non è necessariamente sereno: non conta soltanto quanto rumore fa il disagio.

Un ambientamento graduale

Non esiste una tabella valida per tutti. È più utile osservare come il bambino risponde, procedendo per piccoli passi.

All’inizio può familiarizzare con gli spazi e le persone, poi costruire fiducia nell’educatore mentre il genitore è ancora presente. In seguito si possono introdurre brevi separazioni, aumentando gradualmente la durata e aggiungendo momenti più delicati, come il pasto o il sonno.

La regola è aumentare una dimensione per volta, evitando di cambiare contemporaneamente durata, distanza dal genitore e complessità della giornata.

La scuola e la famiglia devono fare squadra

Un buon ambientamento nasce dalla collaborazione tra bambino, famiglia e scuola.

La famiglia deve poter trasmettere fiducia, la scuola offrire una struttura prevedibile e adulti disponibili, mentre il bambino va osservato nei suoi segnali.

Anche la comunicazione è importante: non basta dire “è andata bene”. È più utile raccontare concretamente cosa è successo, per aiutare tutti a individuare il passo successivo.

Accompagnare senza “strappare”

Lasciare a scuola un bambino che piange può essere molto difficile. Non è però necessario aspettare che sia completamente tranquillo prima di andare via.

Può essere utile una gentile fermezza: il genitore comunica che deve andare, rassicura il bambino sul proprio ritorno e lo affida all’adulto di riferimento.

Il passaggio dovrebbe essere vissuto come un trasferimento di cura: dalle braccia del genitore a quelle di un adulto che, progressivamente, può diventare una figura di riferimento.

Quando è meglio rallentare?

Se per diversi giorni il bambino resta in forte allarme, non accetta quasi mai il conforto dell’educatore o presenta difficoltà importanti nel sonno e nell’alimentazione, può essere utile rallentare e rivalutare il percorso.

Rallentare non significa fallire, ma osservare il bambino e cercare le condizioni più adatte per accompagnarlo.


Come rendere il distacco più sereno?

Nella parte più pratica dell’incontro con Elvira Ripamonti parliamo di come preparare i bambini alla scuola, dei rituali del saluto, degli oggetti che aiutano a mantenere il legame con i genitori e degli albi illustrati dedicati al distacco.

Guarda l’incontro completo

Nel Family Book Club puoi guardare l’intero incontro con Elvira Ripamonti e trovare la lista dei libri consigliati per accompagnare bambini e genitori nel momento del distacco e dell’inizio della scuola.

Come contattare Elvira Ripamonti

Elvira Ripamonti è psicologa e psicoterapeuta e riceve su appuntamento a Lecco oppure online.

Studio: Piazza Manzoni 23, 23900 Lecco
Telefono: (+39) 328 897 8698
Email: ripamontisegreteria@gmail.com

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