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Gabriele Clima: libri, emozioni e uno sguardo nuovo sull’infanzia e l’adolescenza
24 settembre 2026
Dai libri per la primissima infanzia ai romanzi dedicati agli adolescenti: Gabriele Clima attraversa età, linguaggi e forme narrative molto diverse, mantenendo però lo stesso sguardo sul mondo e sui ragazzi.
Lo abbiamo incontrato nel Family Book Club per parlare dei suoi libri, del suo modo di scrivere e, soprattutto, di bambini, adolescenti, emozioni e relazioni. Una conversazione che è diventata presto molto più di un incontro con un autore: un’occasione per riflettere sul modo in cui noi adulti guardiamo chi sta crescendo.
Dalla primissima infanzia agli adolescenti: cambia la storia, non lo sguardo
Tra i lavori di Gabriele Clima ci sono libri molto diversi tra loro: dai libri-gioco cartonati per i piccolissimi, nella fascia 0-3 anni, come quelli della collana Con un ditino, edita da La Coccinella, agli albi illustrati per bambini più grandi, fino ai romanzi per adolescenti.
L’autore spiega di non sentire il bisogno di cambiare linguaggio quando scrive per un bambino o per un adolescente. Cambiano la struttura narrativa e, naturalmente, la profondità del pensiero, ma non cambia il suo modo di osservare il mondo e di restituirlo sulla pagina.
Per lui, scrivere significa prima di tutto mettersi in cammino e scoprire la storia passo dopo passo, lasciandosi guidare dal percorso stesso della narrazione.
Rabbia e paura: emozioni da attraversare
Parlando di adolescenza, la conversazione si è soffermata su quelle parti di noi che spesso preferiremmo nascondere: la rabbia, la paura, la fragilità, il nostro “lupo” interiore.
L’immagine proposta dall’autore è interessante: invece di chiudere il lupo nella stanza più buia, possiamo imparare a conoscerlo, lasciargli uno spazio e comprendere che cosa ci sta raccontando.
Vale per gli adolescenti, ma vale anche per gli adulti.
La letteratura per bambini e ragazzi, secondo Gabriele Clima, ha proprio questa grande possibilità: permetterci di entrare nelle zone più difficili dell’esperienza umana e di abitarle attraverso le storie. Non è soltanto educazione o intrattenimento, ma può diventare uno spazio nel quale riconoscersi e conoscersi meglio.
Essere genitori: non solo guide, ma accompagnatori
Da qui nasce una delle riflessioni più interessanti dell’incontro: come stare accanto a un figlio che cresce?
Siamo abituati a pensare al genitore come a una guida. Gabriele Clima propone però un’immagine leggermente diversa: quella dell’accompagnatore esperto.
Il genitore conosce più strada, ma non vive la stessa esperienza del figlio. E nemmeno il fatto di essere stati adolescenti, sottolinea l’autore, significa poter comprendere automaticamente l’adolescenza dei propri ragazzi: generazioni, contesti e persone sono differenti.
Il punto non è quindi fare un passo indietro, ma un passo di fianco.
Stare accanto. Esserci. Cercare di non giudicare e non pretendere che il figlio affronti il mondo utilizzando gli stessi codici dell’adulto.
Un’idea che riguarda l’adolescenza, ma che può iniziare molto prima.
“Bimboleone”: cambiare lo sguardo sul bambino
È qui che Il Bimboleone e altri bambini diventa un esempio particolarmente significativo.
Bimbo toro, bimbo leone, bimbo farfalla, bimbo lepre, bimbo peluche… non sono etichette dentro cui rinchiudere i bambini, ma possibilità attraverso cui raccontare le tante parti che convivono dentro ciascuno di noi.
Lo stesso autore racconta di riconoscersi in tutti quei bambini.
Il libro viene utilizzato molto anche nelle scuole e può aprire percorsi sorprendenti: i bambini possono riconoscersi nei personaggi, inventarne di nuovi, raccontare come si sentono e trovare parole e immagini per descriversi.
Durante l’incontro abbiamo ricordato, ad esempio, l’esperienza di un bambino che aveva inventato il suo personale “bimbo giraffa”: un bambino a cui piace stare un po’ fuori dal gruppo, osservare gli altri dall’alto del suo lungo collo e aspettare i propri tempi.
Ed è forse proprio qui la forza di libri come questo: non dire al bambino chi è, ma offrirgli uno spazio nel quale possa raccontarlo da sé.
Non solo libri “sulle emozioni”
La conversazione arriva così anche a un tema molto attuale: cercare un libro ogni volta che vogliamo “risolvere” un’emozione.
Un libro sulla rabbia, uno sulla paura, uno sulla tristezza…
Ma conoscere il nome di un’emozione non significa necessariamente aver imparato ad attraversarla.
Il libro può aprire una porta, creare un’occasione di dialogo e aiutarci a cambiare prospettiva, ma poi servono ascolto, relazione e presenza dell’adulto.
Un prezioso spunto di riflessione è quello di non cercare nelle storie una ricetta, ma usarle per fare domande, osservarci e incontrare meglio bambini e ragazzi.
E Gabriele Clima, da bambino, che lettore era?
Tra le domande raccolte dai bambini del Family Book Club ne è arrivata una inevitabile: hai sempre voluto diventare uno scrittore?
La risposta è sorprendente: no. Da piccolo Gabriele Clima voleva fare il chirurgo.
Scriveva però già a nove o dieci anni e la sua prima storia completa era addirittura una storia di vampiri. Ancora più curioso è scoprire che non era un grande lettore: per un lungo periodo aveva quasi dichiarato guerra alla lettura, anche a causa di alcune letture scolastiche vissute come imposizioni.
I libri sono arrivati più tardi. Ed è allora che Gabriele Clima ha capito quanto gli fossero necessari anche per scrivere.
Perché la lettura, spiega, non offre soltanto più parole: costruisce soprattutto un vocabolario emotivo, indispensabile per riuscire a raccontare quello che sentiamo.
Ed è proprio da qui che, nella seconda parte dell’incontro, siamo partiti per parlare di scrittura, ispirazione, storie, maestri, albi illustrati e molto altro.
Guarda l’incontro completo con Gabriele Clima
Questa è solo una parte della lunga conversazione con Gabriele Clima.
Nel video completo sul Family Book Club trovi il resto dell’incontro, le domande dei bambini e dei ragazzi, i consigli per chi sogna di iniziare a scrivere e tanti altri spunti dedicati ai libri e alla letteratura per l’infanzia e l’adolescenza.