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Orecchio acerbo: una casa editrice dove l’albo illustrato diventa arte

4 settembre 2026

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In breve: Come nasce un libro Orecchio acerbo? E cosa significa davvero costruire un albo illustrato in cui testo, immagini, carta, formato e grafica partecipano tutti al racconto? Abbiamo incontrato Paolo Cesari per entrare nella storia e nel lavoro di una delle case editrici per bambini più riconoscibili del panorama italiano.

Ci sono case editrici che riconosci dal catalogo. E poi ce ne sono alcune che riconosci quasi ancora prima di leggere il nome in copertina.

Orecchio acerbo è una di queste.

I suoi libri hanno formati diversi, carte scelte con attenzione, immagini che non si limitano ad accompagnare le parole e storie che raramente cercano la strada più semplice per arrivare ai bambini.

Durante l’incontro del Family Book Club con Orecchio acerbo, Paolo Cesari ci ha accompagnati dietro le quinte della casa editrice attraverso ricordi, aneddoti e libri che ne raccontano perfettamente lo spirito.

E si parte proprio dagli autori e dagli illustratori.

Quando un incontro può far nascere qualcosa di nuovo

All’inizio della conversazione si parla di Sydney Smith e Sara Lundberg, due grandi nomi dell’illustrazione internazionale.

Paolo racconta di quando Orecchio acerbo riuscì a farli incontrare durante la Bologna Children’s Book Fair: una cena organizzata soprattutto perché i due potessero conoscersi, parlare, confrontarsi.

Un piccolo episodio che racconta già molto della casa editrice.

Per Orecchio acerbo, infatti, pubblicare libri significa anche creare relazioni tra persone, mettere in contatto sensibilità artistiche, intuire possibili affinità e lasciare che qualcosa possa nascere da quell’incontro.

È un modo di lavorare che ritornerà più volte durante la conversazione.

Marianne Dubuc e quei libri che non hanno davvero un’età

Tra gli autori citati c’è anche Marianne Dubuc, che Paolo Cesari definisce senza esitazioni un genio.

In particolare si parla di Il leone e l’uccellino, apparentemente un albo molto semplice: un leone trova un uccellino ferito, se ne prende cura, lo accoglie nella propria casa e, quando arriva il momento, lo lascia partire.

Un libro sull’amicizia, certamente. Ma anche sulla cura, sulla separazione e sulla capacità di amare qualcuno senza trattenerlo.

Ed è proprio qui che emerge una delle caratteristiche più interessanti di Orecchio acerbo: la difficoltà – o forse l’inutilità – di dividere nettamente i libri “per bambini” da quelli “per adulti”.

Un buon albo illustrato può parlare contemporaneamente a entrambi, offrendo livelli di lettura differenti.

Tra i titoli ricordati durante la conversazione c’è anche Ascoltami quando sto zitto di Zornitsa Hristova e Kiril Zlatkov, un albo in cui poche parole e immagini potentissime raccontano quanto non tutto possa essere espresso attraverso il linguaggio.

“Qual è il vostro progetto editoriale?”

A un certo punto dell’incontro arriviamo al cuore della storia di Orecchio acerbo.

Per raccontarla Paolo parte da un curioso “bugiardino”, una sorta di foglietto illustrativo che per anni veniva inserito nei libri della casa editrice.

Quando qualcuno chiedeva:

Avete fatto indagini di mercato? Qual è il vostro progetto editoriale?

la risposta era sorprendentemente semplice: no.

Eppure una linea fortissima c’era già.

Orecchio acerbo si presentava come editore di:

“Libri per ragazzi che non recano danno agli adulti, libri per adulti che non recano danno ai ragazzi.”

Una definizione ironica, ma molto precisa.

Perché i libri pubblicati dalla casa editrice non nascono con l’obiettivo di inserirsi necessariamente in una categoria o in una collana precostituita. Ogni progetto cerca invece la propria forma.

Carta, dimensioni, impaginazione, caratteri tipografici: tutto viene pensato in funzione di quella specifica storia.

Paolo utilizza un’immagine bellissima: i libri sono come i bambini, ognuno è diverso dall’altro e ognuno ha bisogno della propria forma.

Prima dei libri c’era uno studio grafico

La storia di Orecchio acerbo comincia prima ancora che esista la casa editrice.

All’origine c’è infatti uno studio grafico guidato da Fausta Orecchio e Simone Tonucci, impegnato soprattutto nella grafica editoriale e nella comunicazione culturale.

L’illustrazione è già centrale.

Poi nasce l’idea di pubblicare libri illustrati, inizialmente pensati addirittura per un pubblico adulto.

Paolo racconta anche un episodio che sembra quasi rappresentare il momento in cui quella possibilità diventa una decisione.

Fausta aveva presentato a un importante editore il progetto grafico per alcune collane. Il lavoro era stato accolto con entusiasmo: era bello, originale e interpretava perfettamente ciò che l’editore desiderava.

Poi arrivò il responsabile commerciale.

Il suo giudizio?

“Sono troppo belli.”

Il timore era che proprio quella ricercatezza potesse renderli più difficili da vendere.

Ed è quasi paradossalmente da qui che sembra nascere la determinazione a fare qualcosa di diverso.

Il primo libro: Il gigante Gambipiombo

Il primo progetto editoriale sarebbe dovuto nascere con Fabian Negrin, figura fondamentale nella storia della casa editrice.

Quando arriva Il gigante Gambipiombo, però, succede qualcosa di inatteso.

Quella non è affatto una storia per adulti.

È un libro per bambini.

E invece di scartarlo perché non corrispondeva al progetto iniziale, Orecchio acerbo cambia progetto.

Nel dicembre del 2001 nasce così la casa editrice che conosciamo oggi.

Una scelta quasi spontanea, poco costruita a tavolino, che ben rappresenta il modo in cui Orecchio acerbo continuerà a lavorare: lasciando spazio alle storie, alle immagini e agli incontri.

Una casa editrice che è davvero una casa

Durante l’incontro Paolo ripete una frase che aiuta forse più di qualsiasi definizione a capire Orecchio acerbo: prima di essere una casa editrice, è una casa.

E lo è anche fisicamente.

Ci sono i tavoli di lavoro e i computer, ma anche i divani, il tavolo attorno al quale si mangia insieme, le pareti ricoperte di libri e di tavole donate dagli artisti.

E c’è persino una camera da letto.

Molti degli autori e degli illustratori stranieri invitati in Italia sono stati ospitati proprio lì.

Rimangono qualche giorno, condividono i pasti, entrano nella quotidianità della redazione e osservano da vicino la nascita dei libri.

Il rapporto professionale diventa così spesso una relazione personale e creativa.

Non sorprende allora che Paolo racconti come moltissimi degli autori della casa editrice siano diventati, negli anni, anche amici.

Non “illustratore”, ma autore dell’immagine

Uno dei passaggi più interessanti dell’incontro riguarda proprio il rapporto tra parole e figure.

Paolo spiega di preferire l’espressione “autore dell’immagine” alla parola “illustratore”.

Non è soltanto una scelta linguistica.

Nell’albo illustrato l’immagine non dovrebbe limitarsi ad abbellire o a mostrare ciò che il testo ha già detto.

Deve raccontare.

Deve aggiungere informazioni, introdurre significati, creare contrasti e perfino condurre la storia in una direzione diversa dalle parole.

Uno degli esempi citati è L’isola di Armin Greder, considerato da Orecchio acerbo quasi un modello per comprendere il rapporto tra testo e immagine.

E poi c’è In bocca al lupo di Fabian Negrin, una rilettura di Cappuccetto Rosso nella quale testo e immagini percorrono strade differenti e proprio per questo costruiscono insieme un nuovo significato.

Questa è forse una delle chiavi fondamentali per avvicinarsi agli albi illustrati: non leggere prima le parole e poi guardare le figure, ma osservare ciò che nasce dal dialogo fra entrambe.

Libri senza prediche

C’è poi un’altra idea che attraversa tutta la conversazione.

Orecchio acerbo non vuole “vezzeggiare” i bambini.

Niente linguaggio inutilmente semplificato, niente messaggi educativi dichiarati a caratteri cubitali, niente storie costruite soltanto per insegnare una determinata lezione.

I temi affrontati possono essere enormi: la Shoah, le migrazioni, la guerra, le differenze, la solitudine, la crescita.

Ma prima del messaggio deve esserci una storia capace di reggersi da sola.

Tra i primi grandi successi della casa editrice Paolo ricorda La portinaia Apollonia di Lia Levi e Il libro sbilenco di Peter Newell.

Libri molto diversi, uniti però da una convinzione: anche ai bambini si possono offrire opere complesse, insolite e artisticamente curate.

Perché uno degli obiettivi dichiarati da Paolo è proprio questo: educare al bello.

Il libro è anche carta, forma, odore

Ed eccoci a un altro elemento imprescindibile.

Per Orecchio acerbo il libro non è soltanto il contenitore di una storia.

È un oggetto narrativo.

La scelta della carta, il formato, la riproduzione delle immagini, il taglio delle pagine e la grafica fanno parte del racconto.

Paolo lo spiega attraverso un episodio legato a Bruno. Il bambino che imparò a volare di Nadia Terranova, illustrato da Ofra Amit.

Quando l’illustratrice arrivò a Roma, non aveva ancora potuto vedere una copia stampata del libro.

Paolo la aspettava con il volume in mano, immaginando che avrebbe immediatamente guardato la copertina e le immagini.

Ofra Amit fece invece una cosa completamente diversa: annusò il libro.

Un gesto semplicissimo che dice moltissimo.

Perché un albo illustrato è anche materia. È il modo in cui un’immagine viene riprodotta, la sensazione della carta tra le dita, il rapporto tra dimensione e illustrazione.

Ed è forse anche per questo che, entrando in libreria, alcuni libri sembrano immediatamente “profumare di Orecchio acerbo”.


L’incontro continua nel Family Book Club

Ci fermiamo qui, circa a metà della nostra lunga conversazione con Orecchio acerbo.

Nella seconda parte Paolo Cesari ci porta ancora più in profondità nel lavoro della casa editrice: si parla di lettura condivisa tra bambini e adulti, traduzioni, musicalità delle parole, scelte editoriali e di tanti altri libri e autori che hanno costruito negli anni il catalogo di Orecchio acerbo.

🎥 L’incontro completo è disponibile all’interno del Family Book Club.

Entrando nel Club puoi vedere questo appuntamento dall’inizio alla fine e accedere agli altri incontri dedicati alla letteratura per l’infanzia con case editrici, autori, illustratori e professionisti dell’infanzia, oltre ai percorsi, ai consigli di lettura e ai contenuti riservati agli iscritti.


Orecchio acerbo editore

Visita il sito ufficiale di Orecchio acerbo

 

 

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